Castelli di Rabbia

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Castelli di Rabbia citazioni

Citazioni da
Castelli di rabbia
di
Alessandro Baricco

Nell’impossibilità di disporre di un felice avvenire, si costruì un felice passato.

Girava con quella enorme giacca addosso come viaggia una lettera nella busta che reca scritta la sua destinazione. Girava avviluppato nel suo destino. Come tutti, peraltro, solo che in lui lo si poteva vedere ad occhio nudo.
Non aveva mai visto la capitale e non poteva immaginare  cosa precisamente stava inseguendo. Ma aveva capito che, in qualche modo, il gioco conisteva nel diventare grandi. E ce la metteva tutta per vincere.
Però, la notte, sotto le coperte, dove nessuno poteva vederlo, più silenziosamente possibile, con un po’ di batticuore, sognava una giacca eternamente troppo grande.

Fare l’amore così, la notte che lui tornava, era un po’ più bello, un po’ più semplice, un po’ più complicato che in una notte qualunque. C’era di mezzo qualcosa come lo sforzo di ricordarsi qualcosa. C’era di mezzo un sottile timore di scoprire chissaché. C’era di mezzo il bisogno che fosse comunque bellissimo.
Dopo – era come ricominciare a scrivere da una pagina bianca.
Si ricominciava da dove ci si era lasciati. Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina. Sarà anche stupido, ma la gente si stringe con quello strano furore un po’ panico e la vita ne esce stropicciata come un bigliettino stretto in un pugno.
Un po’ per caso, un po’ per fortuna spariscono nelle pieghe di quella vita appallottolata mozziconi di tempo dolorosi, o vigliacchi, o mai capiti. Così.

prezioso come un segreto, prezioso come un gioiello

E ritmicamente urlando quella nota che non esisteva, ritmicamente si mise a percuotere i tasti uno dopo l’altro, per estorcergli quello che proprio non avevano e cioè la nota che non esisteva.
Stava lì, come una candela accesa in un granaio che brucia.
Sepolto in un mare di suoni liquidi e notturni aspettava una rotonda nota di bronzo.
In mezzo a un mare di suoni liquidi e notturni scivolò fino a Pekisch una rotonda bolla di silenzio. Sfiornadolo si ruppe, macchiando di silenzio il gran frastuono dell’infinito temporale.

Gli altri vedevano come vedono tutti. Una cosa dopo l’altra. Come un film. Mormy no. Magari gli passavano negli occhi, le cose, in fila, una dopo l’altra, ordinatamente, ma poi ce n’era una che lo rapiva: e lì, lui, si fermava.

Eppure vivi, lì, vivi da matti, nonostante tutto e in quel momento più che in qualsiasi altro, mentre tutta Quinnipak trattiene il fiato, e la lunga strada di fronte  a loro aspetta di essere rigata dal suono dei loro strumenti e, silenziosamente, attende di diventare un ricordo. Il ricordo.

 

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