La comunicazione del crimine – Il femminicidio

Share

Le parole sono importanti.

Le-parole-femminicidio

Le parole definiscono i pensieri, le azioni, la società.

Dal 2001, in Italia, esiste nel vocabolario la definizione femminicidio. In inglese, feminicide, esiste dal 1992 (femicide, invece, sin dai primi dell’800). Coniata dalla criminologa Diana Russell, venne riproposta dall’antropologa messicana Marcela Lagarde, per studiare gli omicidi di donne compiuti a Ciudad Juarez, ai confini tra Messico e USA.

Ci sono sempre molto polemiche su questo termine, ma nascono dalla poca conoscenza dell’argomento, e da scarsa riflessione. Femminicidio non è ammazzare una donna, è ammazzare una donna in quanto tale, e per questo ritenuta oggetto di proprietà. Femminicidio non è una donna che subisce torti e violenze dal proprio uomo perché tanto stupida da farsi ammazzare, è il risultato di un meccanismo basato sulla soggiogazione.

Le parole servono a circoscrivere e catalogare quanto accade attorno a noi, non a inventarlo.

Il concetto stesso di crimine non è assoluto, è l’emergenza sociale che suscita a renderlo tale e a definirne la gravità nella società in cui avviene. Anche all’interno della stessa società, la percezione del crimine cambia negli anni.

Delitto d’onore e stupro

Ricordo che scoprii con stupore che lo stupro era considerato delitto contro la moralità pubblica e il buon costume, e non contro la persona, fino al giorno prima, il 16 febbraio 1996.

Fu un compito in classe di Letteratura, alle superiori, a dirmelo.

Tema: “Ieri è stata approvata la legge n. 66 – Norme contro la violenza sessuale – in cui si afferma il principio per cui lo stupro è un crimine contro la persona, coartata nella sua libertà sessuale, e non contro la morale pubblica. Scrivi le tue riflessioni”

Svolgimento: “I giuristi ci arrivano dopo. Spero che tutti pensassero già che violentare una persona è lesivo per quella persona. Evidentemente la legge registra e accoglie un cambiamento di mentalità già avvenuto, mentre fino ad ora ho pensato fosse una serie di regole dateci da uomini più preparati di noi.  Tipo i genitori con i bambini.”

Ma perché fino ad allora si era parlato di morale pubblica? Residui legislativi del Codice Rocco. La donna è, fino a quel momento (?) sposa e madre esemplare, che trova la sua ragione di vita nel destino biologico di procreare figli, e che non dispone di alcuna libertà nel campo sessuale.  Per lo stesso motivo il ratto a fine di libidine era meno grave se seguito da un matrimonio riparatore, e più grave se la vittima era una donna sposata: l’oggetto moglie deve godere di maggior tutela, in quanto proprietà del marito. Questo pensiero è anche alla base del delitto d’onore, abrogato in Italia solo nel 1981.

Da omicidio di una donna a femminicidio

mia-donna-femminicidio

In criminologia, la catalogazione dei criminali avviene secondo le ragioni che hanno condotto a delinquere. Ci sono perciò classificazioni motivazionali e socio-ambientali.

Ciò che accomuna le donne vittime di femminicidio è la trasgressione al ruolo imposto dalla tradizione: donne che si sottraggono al potere e al controllo dell’uomo e vengono perciò punite con la morte. L’uccisione di una donna, quindi, non è sempre femminicidio.

“La cultura in mille modi rafforza la concezione per cui la violenza maschile sulle donne è un qualcosa di naturale” (M. Lagarde)

 

Per approfondire:

La festa della donna contro l’incubo del femminicidio: 134 vittime nel 2013 – Il Messaggero.

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *