La comunicazione nella Giornata Della Memoria

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Comunicazione sociale e prodotti culturali

La colomba e la memoria

Prima dei social network, quando si parlava di comunicazione sociale si intendevano le Pubblicità Progresso e le Comunicazioni Istituzionali, quelle a cura di qualche Ministero.

Oggi, Giornata della Memoria, ho cercato di guardare ai media attraverso il senso critico della comunicazione sociale, intesa come

 “Strumento di conoscenza e di persuasione utilizzato da soggetti pubblici e privati per coinvolgere la persona (cittadino, consumatore, donatore) e spingerla all’azione, rendendola partecipe dei problemi ma anche delle soluzioni.

Se la comunicazione sociale non è in grado di convincere e provocare una reazione è poco di più di semplice informazione.”

(una definizione tratta dal corso di Comunicazione Pubblica e Sociale dell’Università degli Studi di Milano).

Cosa è la Giornata della Memoria?

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale, la legge italiana n. 211 del 20 luglio 2000 lo istituisce definendone le finalità:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

La Giornata della Memoria sui social network

Comunicare la MemoriaSu Twitter gli hashtag  commerativi (e la variante #Giornodellamemoria) hanno un numero altissimo di Tweet.  Il contenuto? Molti belle rifflessioni, alcuni consigli sui film, parecchie banalità – come è ovvio che sia di fronte a un tema così importante –e tra le citazioni, gettonatissime, mi pare vada per la maggiore

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. – Primo Levi

E poi c’è Lia Celi, che ha vinto 10 a zero contro i programmi tv, e ha dedicato la giornata a battute di autori ebraici:

Oggi #giornodellamemoria: da mezzanotte a mezzanotte twitto solo battute di autori di origine ebraica. “Quando l’uomo pensa, Dio ride”

— Lia Celi (@LiaCeli) 27 Gennaio 2014

Teatro, Tv, Film e Fumetti del Giorno della Memoria

Maus_comunicare_memoriaIo, in aggiunta, consiglio la lettura di  “L’ ebreo che ride – L’umorismo ebraico in otto lezioni e duecento storielle” di Moni Ovadia (J’adore Ovadia, te lo consiglio!). E, per una lettura affatto comica, Maus una graphic novel di Art Spiegelman.

A proposito di libri, anche 20lines, la community di scrittura sociale e collaborativa, ha il cancelletto su “Giornata della Memoria”.

Social network a parte, tutto oggi parla e commemora il Giorno della Memoria: il palinsesto televisivo, gli approfondimenti culturali, blog e quotidiani.

 

Fine giornata. Fine della Memoria?

Ma se oggi tutto sembra dirci quanto è condivisa e sentita una simile istituzione, solo 2 giorni fa, il 25 gennaio, a Roma tre teste di maiale sono state recapitate rispettivamente alla Sinagoga, all’ambasciata di Israele e al museo di piazza Sant’Egidio, dove si svolge una mostra sulla cultura ebraica.

E a Parigi l’Unesco ha annullato l’esposizione “Les Gens, le Livre, la Terre”, storia del popolo ebraico e della Terra Santa, per le proteste di 22 Paesi arabi e l’impatto che l’esposizione avrebbe potuto avere  sul processo di pace in Medio Oriente.

C’è anche chi vuole dimenticare. Radio e quotidiani in questi giorni hanno presentato il pamphlet di Elena LoewenthalContro il Giorno della Memoria”, un testo toccante in cui l’autrice auspica il Giorno dell’Oblio per lei stessa perché, scrive:

“Per me, il vero sogno sarebbe poterla dimenticare, questa storia. Rimuovere la Shoah dall’universo della mia coscienza e dal mio inconscio, soprattutto. Smettere, ad esempio, di sentirmi l’intestino in gola ogni volta che vedo e sento passare un treno merci con il suo sferragliare pesante, la lentezza del moto e del suono che assorda, la parete impenetrabile dei vagoni.”

Per l’autrice,

“l’oblio non è una terapia culturale accettabile. Viviamo in un tempo che celebra la memoria come valore e l’oblio come difetto. Ricordare è un bene di per sé. Siamo portati a considerare questo come un assunto indiscutibile.”

In effetti, basta ricordare? Ovvio che no, e allora ringrazio Blob che oggi ha presentato una puntata formidabile, che mi aspettavo disseminata di Schindler’s List e La vita è bella (a proposito pare che Claude Lanzmann* li detesti entrambi), e che invece si intitolava Che bellezza! Ed era piena di spezzoni dello show Rai “Sogno e son desto”, condotto da Massimo Ranieri.

Blob passava da Caravan Petrol – comme si’ bello a cavallo a stu camello, cu ‘o binocolo a tracolla, cu ‘o turbante e ‘o narghile’ – di Carosone, a Giovanardi, da Giletti che intervistava Razzi, alle tragedie di Lampedusa, dai leghisti, a Renzi che parla di Berlusconi che passando accanto alla foto di Che Guevara non batte ciglio.

Grazie Blob!

*Claude Lanzmann- 88 anni, regista e intellettuale parigino fondatore della Resistenza francese, professore universitario a Berlino, amico di Sartre, direttore della rivista Les Temps Modernes, ha presentato al festival di Cannes L’ultimo degli ingiusti, sull’unico Decano sopravvissuto allo sterminio, accusato di collaborazionismo, ma che aiutò 121mila ebrei a salvarsi.

Il Giorno della memoria riguarda tutti, fuorché gli ebrei.

Restando in tema film, ispirata dal senso di fastidio – di cui sono davvero grata – che mi hanno procurato Blob e la Loewenthal** – lei, in particolare, con queste parole:

“Ma la violazione peggiore, quella più grave e sicuramente più gravida di conseguenze, è quella di considerare il GdM come l’occasione di un tributo agli ebrei, un postumo e ovviamente simbolico risarcimento.  Non è, non dovrebbe essere nulla di tutto questo.  Il GdM riguarda tutti, fuorché gli ebrei che in questa storia hanno messo i morti.”

**ho letto un estratto e già mi ha colpito, ora non resta che comprarlo

Ispirata, dicevo, suggerisco un film da vedere: Un consiglio a Dio.

Un consiglio a Dio

Perché infastidita? Perché la comunicazione del Giorno della Memoria è inefficace. Dovrebbe servire a parlare di razzismo, tolleranza, rispetto delle minoranze.

Oggi, tra tutte le notizie e i proclami ufficiali, alla fine sono riuscita a trovare una frase del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che mi è sembrata inquadrare il discorso

“La mia speranza – ha concluso – è che la nostra generazione e quelle a venire sappiano attingere a quello stesso senso di obiettivo comune, per impedire che un tale orrore torni a verificarsi – in qualsiasi luogo e a qualsiasi individuo o gruppo – per costruire un mondo di uguaglianza per tutti

A parte il rimando, perenne e costante in tutti i discorsi di questo tipo, alle generazioni future (che non arrivano mai) mi sembra che questa frase contenga le giuste parole chiave per l’argomento.

Bastano a rendere la  comunicazione sociale efficace?

 

Mi sono dilungata, lo so. Il post è finito, giurin giuretta, voglio solo segnalarti delle pagine interessanti:

Biagi intervista Primo Levi

Il giorno della memoria raccontato ai ragazzi dal portale Rai.tv

La pagina dedicata al 27 gennaio dell’Unione Comunità Ebraiche

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2 pensieri riguardo “La comunicazione nella Giornata Della Memoria

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