Le figure professionali in una web agency

Aaaaaaah!
Lavorare nella web agency

Di cosa si occupano le web agency? Ogni agenzia ha le proprie specializzazioni.  Il campo d’azione comune è, come ovvio, il web. Costruzione e ottimizzazione di un sito, campagne di marketing e monitoraggio dei risultati. Questo in breve. Elenco una serie, non esaustiva, di dettaglio dei servizi che un’agenzia può offrire:

  • Progettazione, costruzione, pubblicazione, manutenzione e aggiornamento sito (conoscenza – per esempio – di Html, JavaScript, CSS e CSM vari);
  • Standardizzazione e personalizzazione dei siti ;
  • Diverse tipologie di web site: sito vetrina, e-commerce, marketplace;
  • App per smartphone e tablet;
  • Web marketing: viral marketing, social media marketing, buzz marketing, real time bidding, advertising – campagne PPC, banner, mobile advertising – audience buying (c’è chi lo fa), SEM, link building e tutte le azioni di costruzione di immagine aziendale e rafforzamento del brand;
  • Ottimizzazione del sito (SEO) per migliorarne il posizionamento su tutti i motori di ricerca;
  • Web copywriting: content marketing, ufficio stampa, gestione delle pagine social;
  • Web design: grafica del sito, logo aziendale, grafica pubblicitaria;
  • Monitoraggio: per controllare gli accessi al sito e sapere chi, da dove e per quale motivo ti sta cercando;
  • Diverse soluzioni per interagire con i propri utenti: blog, newsletter, registrazione ad un’area riservata, catalogo.

A questi servizi si possono poi aggiungere ricerche di mercato preliminari, consulenza aziendale (per esempio sull’uso dei Cloud e dei CRM) o ancora realizzazione di video, pianificazione delle pubblicità su mezzi tradizionali, realizzazione di brochure

Quindi è lecito immaginare che ci siano molte professionalità del web, che ognuna sappia qualcosa di tutto per interagire al meglio con le altre funzioni, ma che, forse, sia specializzato in uno, due, tre campi di azione.

E, infatti, esistono il (web)marketing manager, il marketing analyst, il mobile marketing manager, il responsabile SEM e il SEO specialist, l’addetto al social media marketing, il web copywriter e il web designer, il digital marketing specialist, e lo schiavo.

Ma quando leggo le offerte di lavoro penso di vivere e lavorare in un’altra dimensione: sono esagerata? Ti scrivo un’annuncio che mi è capitato tra le mani oggi, modificato per evitare di nominare l’azienda che ricerca. Ti scrivo quel che penso, fammi sapere cosa ne pensi tu.

L’ACME Group, tra i più importanti player nella consulenza di management, è alla ricerca di un addetto alle attività di SEO e Social Media Marketing. La figura ricercata verrà inserita nell’Area Comunicazione.

 E fin qui non fa una piega, anche se sono già prevenuta, ma questo è un mio problema.

 Mansioni: Il candidato opererà su progetti di comunicazione integrati, interni e per conto terzi: aggiornamento siti, ottimizzazione siti, attività di posizionamento per la promozione sui motori di ricerca,

 Hai appena detto ottimizzazione no? Ottimizzazione per cosa? Per il posizionamento sui search engine. E allora perché poi parli di posizionamento per la promozione sui motori di ricerca? Mi confondi, uomo.  

 analisi, definizione di soluzioni creative per gli ambienti social, scrittura, moderazione e social CRM.

Ok, ok. Ci sta. Ho letto degli annunci, nel corso degli anni, che fanno accapponare la pelle. Questo non è male. È per questo che lo porto come esempio, perché su questo si possono avere delle opinioni. Quindi procedo con ordine: skill, competenze e condizioni varie.

 L’ACME ha un candidato ideale, come tutte le aziende. Il suo è bilingue italiano-inglese, ha meno di 28 anni, formazione universitaria o specialistica, almeno 2 anni di esperienza nelle tecniche SEO con

significative esperienze in società Internet o in agenzie media nella gestione di profili aziendali”.

Ha una forte condivisione della visione aziendale, lavora per obiettivi, è autonomo e sa lavorare in gruppo, è proattivo e ha la capacità di gestire progetti complessi (e non ha forfora né alitosi, non c’è scritto, ma chi ha composto l’annuncio, secondo me, lo ha depennato un attimo prima dell’invio). Ha competenze web analytics, conosce Google WebMaster Tools e Keyword Advertising, HTML, javascript, CSS e i principali linguaggi di programmazione web. Ha ottima capacità di scrittura. Usa WordPress.

 I titoli preferenziali valutati: portfolio di progetti SEO realizzati, conoscenza di asp, php, jsp e del pacchetto Office.

Sul serio? Non che Office sia facile, ma per un bilingue di 28 anni con almeno 2 anni di esperienza in una grande azienda e che usa abitualmente linguaggi di programmazione, è possibile pensare che non sappia usarlo o non lo impari in fretta?

 Ok, arriviamo al dunque: parliamo dell’inquadramento aziendale. Uno così, lo devi corteggiare: “Il candidato sarà assunto con contratto in apprendistato”.

Cosaa? L’apprendistato è rivolto ai giovani che devono acquisire una qualifica professionale. Testualmente: “Regola un rapporto di lavoro nel quale l’azienda si impegna ad addestrare l’apprendista, attraverso fasi di insegnamento pratico e tecnico-professionale.”

Ora, non mi pare che l’Acme stia cercando qualcuno da formare. Domande retoriche: se si vuole risparmiare, perché non richiedere una figura junior? È un investimento, è giusto. Se si cerca un professionista, perché non trattarlo come tale?

Domande pratiche: quanto è il tasso di disoccupazione in Italia?

 

 

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3 pensieri su “Le figure professionali in una web agency

  1. Cara Iolanda,

    non mi sorprende la tua nalisi sconsolata da cui certo non posso che uscire sconfitto anche io perché sembra una battaglia persa in partenza.

    Al di là della discussione sulle singole porzioni in cui hai scomposto l’annuncio (da cui mi tiro fuori perché sono poco esperto di alcune cose e non sarei in grado di fare una valutazione seria), quello che mi delude di più è riscontrare una volta ancora l’assenza di visione del datore di lavoro.

    Sembra proprio che in questo esempio simbolo, ma, in realtà, goccia in un oceano di superficialità, che questi signori non comprendano (fino a che punto non lo so…) che bisogna incentivare chi si vuole assumere (indipendentemente dal fatto che sia il candidato ideale o si debba valutare quali skill non ha e se gli si vuole fare da mentori) non cinicamente strizzarlo come uno straccio e poi, avanti un altro!

    Come è stato nella mia esperienza personale non si fanno i calcoli giusti in termini di rapporto tra numerosità e qualifiche del personale che si ha e progetti in corso / in divenire creando del ritardo cronico su tutte le attività e rendendo queste selezioni delel campagne acquisti all’asta dove uno qualsiasi per tappare almeno alcune falle e non perdere clienti bisogna trovarlo.

    Bastianich direbbe “CHE DILUSIONE!”

    1. Capisco l’amarezza, Andrea, e il senso di lontananza tra “noi” e “loro”.
      Ma come fai tu, non bisogna perdere facilmente il sorriso – dire mai, non bisogna MAI perdere il sorriso, mi sembra poco realistico –
      e quindi spero di regalartene uno con questa immagine pensata leggendo il tuo commento! 🙂

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