Il NameTag di Google Glass e la pubblicità del futuro.

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Ti ricordi il Pokédex? Era un’enciclopedia tascabile, simile a un Game Boy, che Ash Ketchum usava per raccogliere informazioni sui Pokémon che incontrava durante le puntate:  inquadrava i mostriciattoli e il dispositivo li riconosceva. E mostrava anche una scheda informativa: nome, condizioni di allevamento, caratteristiche della famiglia di appartenenza.

E Minority Report – il film di Spilberg con Tom Cruise, tratto da un racconto di P. H. Dick?

Nel film, la pubblicità era ancora più ad personam che su Facebook: i dispositivi leggevano la rètina oculare dei passanti in strada, e trasmettevano una pubblicità targetizzata per ognuno.

Personalmente già il blocco del telefono tramite riconoscimento facciale di Android mi elettrizzava.

Che dire allora di NameTag? Una app per Google Glass che riconosce i volti in foto e dal vivo.  Il software invia l’immagine in wireless a un server, lo confronta con milioni di record, e in pochi secondi restituisce una corrispondenza completa con nome, ulteriori foto e profili di social media .

L’utente può anche contare su più di 450.000 voci iscritte nel National Sex Offender Registry, e fare un confronto incrociato tra il database criminale e le immagini catturate dalla videocamera.

L’autore di NameTag, Kevin Alan Tussy, sta anche creando la tecnologia per consentire la scansione del la foto profilo da siti di incontri, e dice: “Credo che questo renderà il dating online e le interazioni sociali off-line molto più sicure”.

 Una sicurezza invasiva, che se immaginata a disposizione di ogni persona che incontriamo per strada, per dire, durante un normale percorso casa-drogheria, si fa alquanto raccapricciante.

Ma ti immagini il Conversion Rate di una pubblicità pensata sul singolo? Varierebbero i costi, certo, ma non sarebbero così elevati: le informazioni sui consumatori sono già su libro paga.

E se mi lascio trasportare dal mood fantascientifico,  immagino già le nuove professioni comunicazionali:

  • Identikit Face Analyst: il professionista che studia i volti delle perone cercando, come un novello Lombrosio la corrispondenza tra tipo fisico e modello di consumo.
  • Il Photo Stylist Reputation: una figura tecnica e creativa, che seleziona le immagini di un brand, un’azienda o una persona, da avere in rete.
  • Il PEO Content Marketing: Personal Engineer  Optimization per i contenuti degli annunci promozionali.

Ironia a parte, il mondo della comunicazione cambia rapidamente,lo dico anche nella presentazione (qui) le figure professionali si adeguano agli sviluppi tecnologici dei prodotti/servizi, ma mai come oggi l’enunciato di McLuhan del 1964, “Il medium è il messaggio”, sembra tanto attuale e profetico.

E tu useresti entusiasta NameTag o sei corso a cancellare tutti i tuoi profili sul web?

Qui trovi la fonte e qui il sito della KeyIn, nel blog è apparso l’articolo che hai appena letto

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