Dalla realtà alle teorie: il leader e il gruppo

Scelta di un leader

Quando avevo 17 anni stavo in convitto.

Frequentavo l’ultimo anno di superiori. Non ho mai avuto 18 anni durante la scuola, non ho mai potuto firmarmi da sola le giustificazioni. Non che per me facesse molta differenza: imitavo alla perfezione quella dei miei, sia di mia madre che di mio padre.

E comunque durante il soggiorno in convitto, il libretto per le assenze lo teneva il direttore dell’istituto. Anche se avessi avuto la maggiore età, per regolamento, nessuno studente poteva giustificarsi da sé le assenze da scuola.

Avevo due compagne di stanza. Una scappò in quella accanto, e ci rimase tutto l’anno, dopo appena due settimane di convivenza con me e Manuela.

Mi piaceva Manuela: era simpatica, attiva, piena di esperienze.  Aveva 19 anni, forse aveva ripetuto un anno, non ricordo. Era fidanzata da sempre con un suo compagno di classe, uno di quelli considerati tra i più carini dell’istituto. Andava a ballare, alle feste, e conosceva un mondo a me sconosciuto. E aveva anche un libretto per le assenze, lo aveva richiesto in segreteria scolastica e glielo avevano dato, in barba al direttore del convitto.

C’erano anche tante altre persone, e le relazioni tra di noi mi ricordavano gli insiemi. Io ero amica di Eleonora e di Ilaria, ma non molto di Daniela, che invece era molto amica di Samuela, che era la confidente di Eleonora.

teoria del leader negli insiemiE mi ero accorta bene che quel che rappresentava Manuela per me, non valeva per tutti. Manuela era un leader. Ma lo era solo per me. Perché io volevo seguirla. Volevo vivere esperienze simili alle sue, e senza di lei non avrei saputo come fare.

Spesso aveva dei modi di fare bruschi, e questo la allontanava da altri. Comunque non capivo. Era esplosiva, interessante, ribelle, propositiva, sempre piena d’idee: doveva essere una leadership naturale la sua! Perché gli altri non lo vedevano? Eravamo in un ambiente altamente regolamentato dagli adulti, ma li superavamo di gran lunga di numero. Per dire, grazie a Manuela io seppi subito che per essere autorizzata a prendere il vino a pranzo, o il caffè dopo, nella sala vicino alla biblioteca, dovevi avere 18 anni. Ero all’ultimo anno di scuola, mi spacciai per tutto l’anno per una diciottenne.

Una volta eravamo in stanza, io a scrivere sul diario, lei a scegliere i vestiti per il week-end. D’improvviso mi disse: “Non mi piace lo smalto rosso che hai.”

“A me sì” risposi. Non avevo colto nulla di offensivo nel tono. Ci avevo messo una vita a farmi crescere le unghie, e anche di più a metterci lo smalto. Mi piaceva, non me lo sarei tolto neanche per sogno. Quello che mi sorprese, perciò, fu ciò che disse dopo: “Brava! Volevo vedere se eri una di quelle che cambiano idea, se gli altri non la condividono”.

Ecco, il leader ha bisogno di un feed back. Di seguaci pensanti, non di pecore. Lei mi aveva messo alla prova. E la cosa mi stupì: io non avevo mai messo alla prova nessuno. Ecco perché era un leader spontaneo per me, sapeva quel che voleva e cercava di ottenerlo.

Io non avevo un piano. Senza un piano non hai obiettivi, senza obiettivi non ragioni sulla strada da intraprendere.

E se qualcuno mi informava che una cosa non gli piaceva, io la prendevo come pura informazione.

Teorie della comunicazione

Quindi, da qui puoi approfondire le teorie base della comunicazione: Il principio di Shannon e Weaver, le sei funzioni del linguaggio di Jakobson corrispondenti ai sei fattori della comunicazione verbale (te li elenco per non farti andare su google a cercare)

  1. funzione referenziale – riferimento contesto
  2. funzione emotiva – riferimento mittente
  3. funzione conativa – riferimento destinatario
  4. funzione fàtica – riferimento contatto
  5. funzione poetica – riferimento messaggio
  6. funzione metalinguistica – riferimento codice

A queste funzioni si aggiungono, solitamente, le tre categorie di M.A.K. Halliday, ripartite per motivo di esistenza:

  1. funzione ideazionale, con la quale si esprime l’esperienza personale
  2. funzione interpersonale, che esprime e stabilisce i rapporti sociali
  3. funzione testuale, che è la capacità di relazionarsi al contesto e organizzare il discorso.

Ma soprattutto puoi approfondire le teorie sulla leadership (che descriverò più dettagliatamente un’altra volta, troppo lungo farlo ora, ma ti assicuro che ci sono tutte – più o meno – nella descrizione di Manuela).

E poi puoi pensare, con me, a come si legano queste cose alla teoria degli insiemi e alla comunicazione sul web, e come la leadership politica sia differente, o meno, da quella dei web influencers.

E, per favore, dimmi se ha senso che io ci stia ragionando su. Perché non ne sono affatto convinta. Ma non riesco a smettere di pensarci.  Oh Really?

Le teorie della comunicazione e il concetto di leadership in letteratura, quanto si applicano al mondo del web? Si possono studiare le relazioni tra i nativi digitali con le teorie classiche?

Aggiornamento 05/03

Non ne ho ancora riparlato, di leadership, ma ho scritto di nuovo di web influencers qui

2 pensieri riguardo “Dalla realtà alle teorie: il leader e il gruppo

  1. Post molto interessante, ancor più per chi, come me, è a digiuno delle strutture della comunicazione.
    Continua così

    1. Giuseppe tu mi lusinghi! Interessante è il massimo a cui potevo aspirare, soprattutto perché tu dici di essere a digiuno della materia. E anche per il tuo saluto.
      Grazie, torna a trovarmi.

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