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Salvatore Aranzulla nun te temo

Te lo dice Aranzulla

Chi non conosce Salvatore Aranzulla?

Ne parlò anche la7 già nel 2008, quando aveva 17 anni. Ha una pagina dedicata, di quelle che a me non fanno proprio ridere, che però significa che valeva la pena scriverci qualcosa su, su Nonciclopedia.

Qualsiasi argomento si cerchi su Google, dalla ricetta della pasta di mandorle a come progettare un razzo supersonico, il viso dallo sguardo un po’ sognante di Aranzulla salta fuori con la spiegazione.

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Post Farm – La striscia

Storia di un successo del self publishing digitale

postfarm fumetto

PostFarm – La Striscia è un fumetto sulla società postmoderna, nato dall’incontro digitale tra Alberto Repetti, ai disegni, e Enrico Sanseverino, ai testi. Il duo si è conosciuto su Facebook parlando di quadri. L’idea di una striscia a fumetti nasce in chat, tra una chiacchierata sull’arte e una battuta sull’ultima notizia.

Postfarm è una fattoria. Il ricco e malvagio signor Fleer, nominato ma mai visto, ne è il proprietario.
Nella fattoria vivono e interagiscono vari animali:

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Selfie e autoscatto

 La moda del (parlare del) selfie

Ormai ne parlano tutti, e anche con un certo astio: sono i bimbiminkia a chiamarli selfie, si chiamano autoscatto!

E il dibattito, dal punto di vista di un blog sulla comunicazione, potrebbe essere su se ha senso usare una parola straniera al posto di una italiana.

Ma non è questo il post che ne parlerà.

Selfie o autoscatto?

Perché a me pare abbiano un diverso significato. Il selfie è un auto-scatto, ma fatto senza l’ausilio di un dispositivo a tempo. Cioè, se appoggi la macchina fotografica sul muretto e corri ad unirti al gruppo in posa, non hai fatto un selfie.

Se il gruppo è riunito sotto il tuo braccio, quello è il selfie.

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Comunicare è non procrastinare

Pigro come un gatto

Comunicare è Allegria!

Ci deve essere stato un momento in cui i miei pensieri sono diventati prepotenti nei confronti delle mie azioni.
Penso di dover agire in un determinato modo, di dover fare delle scelte, di dover comunicare delle cose. Le immagino, le visualizzo, le vivo e le ripercorro nella mia mente.

E le cristalizzo nel pensiero, senza tradurle in pratica.

Si fanno pesanti come macigni, mi pesano nell’anima, nel cuore, nella mente,  ma soprattutto nel corpo. Perché è una sensazione fisica, che mi spinge a fondo, come ci fosse un vero peso che non mi fa stare a galla, in un mare d’aria soffocante.
Le parole non dette, le telefonate non fatte, le azioni non intraprese, mi affaticano, mi affannano, mi distruggono.
Penso, intuisco il momento, so che dovrei agire in un determinato modo, ma non riesco, non agisco affatto.

Azione è comunicazione, e rimandare l’azione, procrastinare la comunicazione rende il quotidiano un luogo ostile. Spezzare il meccanismo non è semplice, e infatti ne ho già parlato qui.

Mi è già capitato, ho già sperimentato altre volte questa condizione. L’ho spezzata, e si è riaffacciata, è un’alternanza che temo non finirà mai. Per sopravvivere ci navigo attraveso.

E dato che spero di non essere l’unica a lottare col demone del posposto, condivido quel che ho imparato su come combatterlo. Le mie vittorie sono temporanee, ma cicliche. Spero che gli altri siano più costanti di me nella messa in pratica dei buoni consigli. Anzi, dei 10 propositi da mettere in atto per smettere di procrastinare. Mi sembra un termine più adeguato, visto che ci ricasco spesso come chi smette e riprende di fumare. Continua la lettura di Comunicare è non procrastinare

La comunicazione del crimine – Il femminicidio

Le parole sono importanti.

Le-parole-femminicidio

Le parole definiscono i pensieri, le azioni, la società.

Dal 2001, in Italia, esiste nel vocabolario la definizione femminicidio. In inglese, feminicide, esiste dal 1992 (femicide, invece, sin dai primi dell’800). Coniata dalla criminologa Diana Russell, venne riproposta dall’antropologa messicana Marcela Lagarde, per studiare gli omicidi di donne compiuti a Ciudad Juarez, ai confini tra Messico e USA.

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