Il teorema del Pappagallo

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Il Teorema del pappagallo
Non ho ancora fotografato pappagalli, ma un Allocco sì

Citazioni da
Il Teorema del Pappagallo
di
Denis Guedj

L’unico modo di affermare che una cosa non esiste è dimostrare che non può esistere: vale a dire passare dall’impossibilità di trovarla alla certezza che non esiste.

Non si avverte l’impossibilità, perché l’incommensurabilità non è una proprietà visibile. La figura è muta, e solo il lavoro del pensiero può svelarne i segreti.

<<Nella numerazione posizionale, il valore di una cifra dipende dalla posizione che occupa nella trascrizione del numero. Per dirla in una parola, la posizione ‘conta’! Il numero uno vale uno, dieci o cento, a seconda che occupi l’ultimo, il penultimo o il terzultimo posto>>.
<<Il valore dipende dalla posizione che si occupa! Mi pare di averlo già sentito questo genere di slogan>>, lo interruppe Lea.

<<Più si è in alto nella società, più si acquista valore, la scala gerarchica che bisogna salire se si vuole avere successo nella vita e bla, bla, bla..>> Fece una smorfia . << E tu che ne pensi, Jonathan?>>

<<Io mi limito a constatare che Lea vuole politicizzare le nostre sedute e… sono d’accordo con lei. Ma…>> Assumendo il tono di un vecchio saggio orientale, declamò: <<Un nano seduto sul gradino più alto è più alto di un gigante che sta in piedi sul più basso. Antico proverbio arabo>>.

Quando ci si pone un problema, è perché si cerca qualcosa.

Non sempre è male enunciare realtà evidenti. Anzi, a volte accade che, proprio tirando le conseguenze dalle prove più lampanti, si scoprano le verità più riposte.

Rendere chiaro ciò che è oscuro e semplice ciò che è complesso. Più che un programma, è una filosofia.

<<Ogni volta che si parla di equazione, c’è di mezzo l’espressione ‘uguale a’. Che cosa si farebbe, senza l’uguaglianza? Senza uguaglianza, la matematica non esisterebbe neppure!>>
<<E neanche la repubblica, signor Ruche!>>
<<Perché, questi giovani credono che nella repubblica esista davvero l’uguaglianza?>>
<< Lasciateci le nostre illusioni. L’uguaglianza delle possibilità vale per coloro che ne hanno, si sa, ma ci si comporta come se esistesse per tutti.>>
<<Una domanda per il saggio e disincantato signor Ruche: gli uomini sono davvero uguali nella lotta per l’uguaglianza?>>
<<Un’uguaglianza si verifica, un’equazione si risolve>>, declamò il signor Ruche.

La necessità che la matematica ha, più di ogni altra forma di conoscenza, di precisare entro quale quadro, a quali condizioni, in base a quali ipotesi una certa affermazione è vera la rende esemplare. Un apprendistato contro l’assolutismo del pensiero, sul piano filosofico e anche politico.
Che cosa proclamano gli sbandieratori dell’evidenza, i paladini dell’indiscutibile, quando vogliono tapparvi la bocca? Enunciano l’immancabile: “Come è vero che due più due fa quattro”. Ebbene, non sempre due più due fa quattro! “Fa” quattro là dove ha il compito di farlo. La matematica non proclama delle verità assolute, bensì verità perfettamente localizzate; delle verità localizzate, ma di bronzo!

Ciascuno se la cava come può, ammesso che ci riesca.

<<Se cancellate il lavorio del tempo, non capirete mai come sono stati raggiunti certi risultati.>>
<<La storia non è anche quello che sarebbe potuto essere?>>
<<Ma certo, certo. E’ proprio questo, la storia: le possibilità che non si sono realizzate, le strade che si aprivano e che non sono state percorse…>>

Albert parlò dei falsi ricordi… Come tutti, Ruche conosceva quell’espediente che a volte lo spirito usa per addomesticare il nuovo, riducendo l’inedito a una semplice ripetizione.

La parola metodo deriva dal greco meta hodos, cioè “cammino che porta avanti”. Dunque il metodo è una strada che consente di procedere… a patto di seguirla.

Bevo letteralmente le tue parole, ma non ho molta sete.

Quando fa difetto l’effimero, bisogna accontentarsi del permanente!

 

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